Why Cultural Rewind?

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“There is nothing either good or bad, but thinking makes it so”


(Hamlet) Atto II  Scena II
 
Questa
citazione da “Hamlet” é il giusto spunto per una riflessione sulla letteratura in generale e quindi sulla lingua in particolare che ne decodifica il significato.
Se al posto dei canoni convenzionali, determinati di volta in volta dai critici, ponessimo al centro della nostra attenzione il Linguaggio, avulso da preconcetti legati al “buono” o “cattivo” potremmo studiare tutte le manifestazioni culturali veicolate dalla lingua e delle immagini al fine di scoprirne le introspezioni ideologiche.
Il discorso sui preconcetti gerarchici sono stati individuati dalla scrittrice Harriett Hawkins in “Classics and Trash”:
 
“Secondo quali criteri possiamo stabilire ciò che è buono e ciò che non è accettabile in letteratura? Secondo quali canoni la maggior parte delle società progredite hanno assegnato ad un’opera uno status più o meno importante nella gerarchia “culturale” eliminandone delle altre?: La deduzione di Amleto “non c’è nulla che possa essere definito buono o cattivo, ma il pensiero (la critica, l’ideologia, la cultura dominante) determina questa possibilità.
Cosa rende certi lavori artistici così magnifici da essere inclusi nei circuiti scolastici ed accademici o altrimenti banditi?”

 
Se la lingua o meglio la parola, fosse considerata nella sua essenza e cioè come  manifestazione comunicativa ed espressione ideologica di una cultura, allora giornali, spot pubblicitari , testi di canzoni, film potrebbero essere integrati nel curriculum scolastico come fonte di studio ed approfondimento.
 
Gli esperti di didattica invitano gli insegnanti a creare situazioni virtuali per suscitare l’interesse dei discenti prima di introdurre gli argomenti del curriculum e quindi le famose pre-reading activities, warm up ecc. Viene spontaneo chiedersi perché non interessare gli studenti dando la priorità ad argomenti più vicino a loro, primi fruitori, invece di inventare discorsi artificiosi? Perché proporre solo lo studio di Shakespeare o altre produzioni così lontane quando al giorno d’oggi ci sono film, romanzi ed altre rappresentazioni che possano stimolare affascinanti riflessioni culturali e linguistiche?
La lingua è in eterna evoluzione anche se i concetti di base rimangono sostanzialmente gli stessi. Lo studio letterario non deve essere lo studio di contenuti ma il veicolo per arrivare all’autonomia dell’analisi ed alla decodificazione ideologica: l’elemento fondamentale dello studio è quindi la lingua in tutti i suoi aspetti.
Supponiamo, come afferma Karriett Hawkins, di assegnare al film “The Matrix” il posto nel curriculum scolastico prima assegnato a Shakespeare e precisamente l’Amleto. La tematica dominante sulla quale ci troveremmo a discutere è sicuramente quello sul significato della vita l’essere e non essere, sogno e realtà, vita e morte, essere ed apparire.
Ovviamente la forma filmica è la naturale evoluzione teatrale che grazie alle scoperte tecnologiche può offrire alla vista risoluzioni più efficaci ed intense ma pur sempre codici portatori di significato.

Prof.ssa Fiorella Falzago

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